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Consiglio della Collaborazione

Consiglio
 



Consiglio della Collaborazione
Insieme per vedere più lontano



Pieghevole collaborazioni pastorali: download
Orientamenti e norme per le Collaborazioni Pastorali nella Diocesi di Treviso: download
Notizie dalla Diocesi, alcuni esempi di collaborazioni già avviate:

Collaborazione pastorale Alta Padovana
Collaborazione pastorale Arcade-Povegliano
Collaborazione pastorale Asolo
Collaborazione pastorale Breda-Maserada
Collaborazione pastorale Casier-Treviso
Collaborazione pastorale Castelfranco Link
Collaborazione pastorale Cornuda
Collaborazione pastorale Godego-Loria
Collaborazione pastorale Istrana Link
Collaborazione pastorale Marcon
Collaborazione pastorale Martellago
Collaborazione pastorale Mogliano Veneto
Collaborazione pastorale Musile Link
Collaborazione pastorale Mussolente-San Zenone
Collaborazione pastorale di Noale-Santa Maria di Sala Link
Collaborazione pastorale di Paese Link
Collaborazione pastorale Ponte di Piave Link
Collaborazione pastorale Ponzano Veneto Link
Collaborazione pastorale Quinto-Zero Branco Link
Collaborazione pastorale Resana Link
Collaborazione pastorale Riese Link
Collaborazione pastorale Roncade Link
Collaborazione pastorale Santa Bona Link
Collaborazione pastorale San Donà
Collaborazione pastorale Spinea Link
Collaborazione pastorale Spresiano
Collaborazione pastorale Trevignano Link
Collaborazione pastorale Treviso città Link
Collaborazione pastorale Valcavasia Link
Collaborazione pastorale Volpaghese Link




PERCHE' LE COLLABORAZIONI PASTORALI?


Per «dare concretezza ed efficacia all’opera missionaria e pastorale della Chiesa» (ON - Orientamenti e norme sulle Collaborazioni Pastorali nella Diocesi di Treviso, 1). «In nessun modo la Chiesa può limitarsi ad una pastorale di mantenimento… Lo slancio missionario è un segno chiaro della maturità di una comunità ecclesiale» (Benedetto XVI, Verbum Domini, 95).
Per
rinnovare le comunità cristiane, anche quelle più piccole, mettendo in comune doni e persone, rilanciando l’annuncio e la trasmissione della fede, curando negli adulti la formazione di una fede adulta.
Per
far fronte al calo numerico dei preti e per crescere maggiormente sulla linea della partecipazione, collaborazione e corresponsabilità dei fedeli laici: «Si tratta di pensare a nuove forme di gestione condivisa della pastorale, che è fatta di relazioni tra preti e preti, preti e laici, tra laici e laici» (G. A. Gardin).
Per
favorire, in un contesto culturale che privilegia l’individuo e l’individualismo, la capacità di relazione e di “fare insieme”. Tutti dobbiamo concorrere a «promuovere una spiritualità di comunione» (Novo Millennio ineunte, 40).
Per
avviare una semplificazione della pastorale, individuando insieme cosa privilegiare, dove convogliare maggiormente le energie, evitando la tentazione dell’efficientismo e della  polverizzazione delle iniziative.


QUALI INIZIATIVE COMUNI?


Promuovere
la dimensione missionaria della pastorale.
Incentivare
e favorire iniziative già in atto: messe ad orari alternati; programmazione del catechismo e formazione dei catechisti; gruppi giovanili interparrocchiali; celebrazione
di sacramenti; campiscuola estivi; gestione delle scuole materne; foglietto degli avvisi unico; incontri di formazione per adulti; centri di ascolto delle Caritas.
 Nella Collaborazione è importante valorizzare
le aggregazioni laicali e in particolare coinvolgere e sostenere, per il suo specifico carisma associativo, l’Azione Cattolica.

QUALI VANTAGGI DALLA COLLABORAZIONE?


Conversione personale:
offrire a ogni cristiano la possibilità di rinnovarsi in uno stile di vita più evangelico e missionario.
Conversione ecclesiale:
«assumere forme di vita ecclesiale e comunitaria sempre più autentiche» (ON, 1). La necessità di tracciare programmi pastorali può diventare l’occasione per chiarire l’idea che abbiamo di parrocchia, di Chiesa e della loro missione.
Condivisione di ricchezze:
«le comunità parrocchiali, in un dono reciproco, potranno mettere in comune la ricchezza di persone, tradizioni, spiritualità e strutture di cui dispongono» (ON, 1).
Valorizzazione della missione del prete:
«I presbiteri devono valorizzare sempre più la loro missione di padri della fede e di guide nella vita secondo lo Spirito, evitando con grande
cura di cadere in un certo “funzionalismo”. In tal modo, sorretti dalla fraternità presbiterale e dalla solidarietà pastorale, essi potranno essere i servi della comunione ecclesiale» (CEI, Comunicare il Vangelo in un mondo che cambia, 53).

QUALI DIFFICOLTA' SI POSSONO INCONTRARE?


Burocratizzazione:
aumento delle cose da fare e delle riunioni organizzative, al posto di una sana sobrietà pastorale.
Centralismo:
qualcuno decide, gli altri eseguono, invece di inventare forme di collaborazione e corresponsabilità tra preti, diaconi, religiosi, laici.
Improvvisazione:
partire troppo in fretta, senza un adeguato sguardo sul territorio e sulle reali esigenze delle singole parrocchie.
Rigidità:
non mettere in discussione niente, in particolare la possibilità di rivedere scelte fatte, anche di collaborazione.
Inerzia e nostalgia:
andare avanti e fare perché si è sempre fatto così, senza interrogarsi sull’opportunità di scelte e iniziative nuove che prendano il posto di altre.
Campanilismo:
presunzione di essere gli unici a fare le cose giuste e resistenza a mettersi in gioco nella relazione e condivisione con altre parrocchie. Pretesa di avere il
prete tutto per sé e sempre disponibile.
Smarrimento:
“qui non si capisce più niente”, invece di dire: “faccio la mia parte”.

COME PREPARARSI, COME INIZIARE?


Preghiera:
invocare lo Spirito Santo, per chiedere i doni della disponibilità e dell’apertura.
Ascolto della situazione del territorio: l
ettura paziente della situazione sociale ed ecclesiale, maturata nella preghiera e nell’ascolto della parola di Dio, per capire cosa ci chiede lo Spirito Santo, per cogliere bisogni, istanze di cambiamento, povertà, potenzialità, ricchezze, esperienze altrui.
Disponibilità:
impegno a sostenere la formazione della Collaborazione Pastorale allargando lo sguardo e aprendo il cuore oltre la propria parrocchia.
Dialogo:
incentivare la comunicazione e la comunione tra preti e laici, e tra le varie realtà presenti nelle parrocchie, per approdare a una vera corresponsabilità.
Fede adulta:
curare la propria fede, perché «la vera comunità ecclesiale è una comunità di adulti nella fede» (Una meraviglia ai nostri occhi, 23).
Incontrare laici e preti di Collaborazioni Pastorali già avviate
per conoscerne l’esperienza.
Proporre un’iniziativa comune di valore simbolico
, che indichi la novità della prospettiva.
 Ogni Collaborazione ha delle particolari caratteristiche. Per questo nell’attuazione si dovrà applicare il principio della gradualità.

ORGANIZZAZIONE E STRUMENTI

 Dopo aver messo in moto l’esperienza di collaborazione tra parrocchie, con gradualità si procederà ad avviare:
la costituzione del Consiglio della Collaborazione Pastorale
formato da sacerdoti, diaconi, uno o più laici per parrocchia, una rappresentanza delle persone consacrate;
l’istituzione da parte del Vescovo della Collaborazione Pastorale
con la nomina dei membri del Consiglio e del presbitero che avrà il compito di Coordinatore;
incontri periodici del Consiglio della Collaborazione
;
almeno un incontro annuale di tutti i Consigli Pastorali e dei Consigli per affari economici delle parrocchie
che costituiscono la Collaborazione Pastorale.


E L'IDENTITA' DELLA NOSTRA PARROCCHIA?


 La Collaborazione non è una “mega-parrocchia” che vuole sopprimere le singole comunità; cerca invece di promuovere le risorse e le ricchezze che ci sono e favorisce il superamento
delle forme di campanilismo che ostacolano le relazioni e la collaborazione tra parrocchie vicine.
 Ogni parrocchia avrà un sacerdote di riferimento in qualità di parroco o di amministratore, anche se non più in servizio esclusivo.
 Occorre superare l’idea che un’attività sia importante solo se c’è la presenza del prete o è da lui promossa e la pretesa che debba svolgersi sempre nella propria parrocchia.

 
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