Parrocchia Mirano San Michele Arcangelo

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Santa Giuseppina Bakhita

Chi siamo > Suore Canossiane
 
 

In una casa di via Righi (una laterale di via Cavin di Sala in direzione Campocroce) visse per alcuni anni Giuseppina Bakhita, una ragazza nata nel 1869 a OLGOSSA, villaggio di DARFUR nel Sudan (Africa)
e rapita dal suo villaggio a soli 6 anni. Bakhita fu fatta schiava e venduta più volte e l'ultima delle quali al Console italiano Clisto Legnani. Nel 1885 fu poi donata ad Augusto Michieli e visse con la sua famiglia per un periodo qui a Mirano.
Qui conobbe le Madri Canossiane e maturò in lei la vocazione religiosa. Fece la professione religiosa nel 1896 a Verona e la professione perpetua nel 1927 proprio nella cappella delle comunità delle suore canossiane di Mirano.
Visse e lavorò nella comunità Canossiana di Schio, dove morì l'8 febbraio 1947. Nel 1992 fu beatificata a San Pietro da papa Giovanni Paolo II. Il 1° ottobre 2000 è stata proclamata santa e protettrice dell'Africa, in particolare del Sudan, e sorella universale delle donne. Il suo nome, Bakhita significa "fortunata".

Bakhita si esprimeva in lingua veneta e alcune sue frasi ed espressioni sono diventate famose:

Parlava di Dio come el Parón: «queło che vołe el Parón», «quanto bon che xé el Parón», «come se fa a no vołerghe ben al Parón» (quello che vuole il Signore, quanto buono è il Signore, come si fa a non voler bene al Signore). Questa espressione è stata citata anche da Benedetto XVI nella sua Lettera Enciclica: Spe Salvi.

Di se stessa diceva: «Mi son on povero gnoco, come gai fato a tegnerme in convento?» (Non valgo niente, come hanno fatto a tenermi in convento?).

Quando la gente la compiangeva per la sua storia: «Poareta mi? Mi no son poareta perché son del Parón e neła so casa: quei che non xé del Parón i xé poareti» (Povera io? Io non sono povera perché sono del Signore e nella sua casa: quelli che non sono del Signore sono i veri poveri).

Soffrì parecchio nel subire la curiosità della gente e l'acquisita notorietà: «Tuti i vołe védarme: son propio na bestia rara!» (Tutti vogliono vedermi: sono proprio una bestia rara!).

 
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