Parrocchia Mirano San Michele Arcangelo

Cerca
Vai ai contenuti

Menu principale:

Viaggio fra gli affreschi

Tour
 


Un viaggio fra gli affreschi,
ovvero, la Scrittura in immagini.


Gli affreschi del Presbiterio:

Il dipinto della Cupola

Sul dipinto che decora la volta a forma di cupola, si nota l'occhio di Dio da cui parte un fascio di luce che illumina una Croce e un Calice con l'Ostia.  L'artista, con questo simbolismo, vuole richiamare l'attenzione sulla Croce e sull'Eucarestia che costituiscono il fondamento della vita di fede di un credente. Sulle vele sono dipinte quattro figure significative che celebrano il "Credo cristiano": gli  apostoli Pietro e Paolo e due insigni maestri della Chiesa, S. Agostino e S. Ambrogio.

Il sacrificio di Isacco - Il Sacerdote Melchisedek
Gli affreschi del Presbiterio, opera di Costantino Cedini della scuola dei Tiepolo, e quella sorta di cupola creata da un intelligente gioco di prospettiva,  rendono ancor più maestoso l'altare e ne sono una splendida cornice. Alle due pareti del presbiterio: a sinistra il sacrificio di Isacco, simbolo di Gesù che ritualizza il dono di se stesso per la salvezza dell'umanità mediante la celebrazione  dell'Eucarestia, e a destra il sacerdote Melchisedek che offre pane e vino, ossia gli elementi che fanno l'Eucarestia. Costantino Cedini eseguì gli affreschi del presbiterio nell'anno 1797, come risulta da alcune ricevute di pagamento ritrovate di  recente nell'archivio parrocchiale. Nel 1987 sono stati restaurati da Vanni Tiozzo.


Gli affreschi della navata:

Affresco del soffitto: il Giudizio Universale

Costituisce senz'altro una delle peculiarità della chiesa di S. Michele Arcangelo il grande affresco che copre quasi totalmente la superficie della  navata. È, a parere di molta critica, l'opera più significativa del bellunese Giovanni De Min (1786-1859), che la portò a compimento tra il 1847 ed il 1848, nell'ultimo periodo della sua attività artistica.
Si divide sostanzialmente  in due parti, paradiso ed inferno, ma il solo colpo d'occhio non basta a cogliere nella sua interezza un lavoro così vasto ed articolato. Di particolare effetto la rappresentazione di Lucifero, trascinato dai vizi capitali, che campeggia al di sotto  di una nuvola nera, spartiacque tra la beatitudine ed il movimento contorto e un po' bizzarro di demoni e dannati.
È un dipinto veramente grandioso, carico di immaginazione bizzarra che per certi lati sembra un qualcosa di "stravagante e di capriccioso",  come è stato scritto. La parte che rappresenta l'inferno, con quei colori forti, è di un'incredibile violenza espressiva.
Ferruccio Pedrazzoli si esprime così: «la tragica, terribile rappresentazione del Giudizio, può essere considerata,  nella porzione inferiore dell'affresco, uno dei più inverosimili e terrificanti bestiari di demoni e di mostri di una ebbrezza di infernali violenze». Con colori più tenui, invece, nella parte superiore è raffigurato il Padre Eterno, seduto  in un trono, mentre gli fanno corona Angeli e Santi osannanti.

 
 
 
 
Torna ai contenuti | Torna al menu